Lo abbiamo incontrato tra i tavoli di Bricks & Friends 2025 (Carmagnola), dove siamo rimasti colpiti dalle sue creazioni: piccole ma dettagliatissime, ricche di vita, di cura, di passione. Auto da rally in scala, officine Abarth in miniatura, MOC che sembrano pulsare sotto ogni stud. Ma dietro quei diorami non c’è solo abilità tecnica: c’è una storia personale, profonda, fatta di resilienza e rinascita.
Dietro il nome My Brick Experience si cela un costruttore che ha trovato nei mattoncini LEGO® un rifugio potente. Tutto è iniziato nel 1981, con una gru Technic ricevuta da bambino. Un regalo che ha acceso una scintilla destinata a non spegnersi, nemmeno nei momenti più difficili. Quando la vita lo ha messo alla prova, i mattoncini sono tornati a essere una bussola, una terapia. Un modo per rimettere insieme i pezzi. Letteralmente.
Dalle prime creazioni nostalgiche ai modelli più recenti, ogni costruzione racconta un percorso fatto di passione e cura, dove l’amore per il dettaglio diventa strumento di espressione e guarigione. In questa intervista ci racconta da dove è partito, cosa lo ispira oggi, e perché – a volte – bastano pochi mattoncini per ricostruire molto più di un modellino.


Oggi, My Brick Experience non è solo un nome: è un invito. A riscoprire la forza dei mattoncini nei momenti di fragilità, a ritrovare la bellezza nei piccoli dettagli, a non smettere mai di costruire — dentro e fuori di noi.
Perché, come ci ha insegnato Luca, ogni creazione LEGO® può essere molto più di un gioco: può diventare un modo per raccontarsi, per guarire, per ripartire.
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